Calunnie contro il Dr. Marco Marzaduri

A seguire denuncia per diffamazione aggravata finalizzata all’estorsione da parte del Dr. Marzaduri Marco Roberto Maria.

 

Per info: https://marzaduri.com

 

ILL.MO SIG. PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI CATANIA

lo sottoscritto Marco Roberto Maria Marzaduri, nato a Catania il 09\02\1995, residente in Malta in Bormia, 6, FL 3, Triq Nelson, ed elettivamente domiciliato in Catania in Via Mineo n°1, con il presente atto propongo formale DENUNCIA-QUERELA Contro Menghi Graziano nato a Riccione il 21\01\1957, Di Roberto Ilaria nata a Cori (LT) il 2209\1990 ed ivi residente in Piazza A. Marchetti n°2, Di Roberto Chiara nonché contro Pistilli Giuliana (rispettivamente sorella e madre della Di Roberto Ilaria), Diego Collavino Brusutti (proprietario del sito https://ismaell.net) con codice fiscale CLLDGI50D20D869O residente a Udine, tale Sonia Bravo convivente del Diego Collavino Brusutti, Franco, quale sedicente mago di nome Aleff, Maria Teresa Farina residente a Piedimonte Matese e Andrea Natale compagno della stessa, Maria Rosa Messina residente a Reggio Calabria, Denis Fusco per i reati di cui agli artt. 416 c.p. 595, comma 3, c.p 612 bis CP , 615 ter e 617 c.p. art.494 c.p. nonché per illecito trattamento di dati sensibili e per tutti quei reati che la S.V. ravviserà dall’esposizione dei seguenti fatti.
Prima di narrare i fatti di cui è querela, è doverosa una digressione.
Lo scrivente, operante nel mondo del counseling, ipnositerapia e sicurezza informatica, ha visto riconosciuta la propria professionalità attraverso l’apprezzamento della clientela.
La propria competenza e le proprie qualifiche lo hanno condotto, nel tempo, ad assumere sempre maggiori impegni, tanto da riuscire ad operare in un ambito che può certamente definirsi di leader assoluto, soprattutto nelle consulenze online. Da tempo, stante l’apprezzamento della clientela, lo stesso ha avanzato varie richieste di riconoscimento di vari marchi, tutti riconosciuti ed atti a rimostrare la posizione di leader dello stesso.
Lo stesso, ad oggi, risulta iscritto all’ordine degli psicologi Maltesi e risulta tra i più apprezzati professionisti del settore.
La mia lealtà ed il buon operato mi hanno condotto, nel 2017, nel corso dell’inchiesta di Report RAI 3 PARADISE PAPERS (un italiano a Panama), a divulgare – proprio per il dovere civico che lo rappresenta – un database di clienti del Caporaso and Partners. Tale database rilevava posto che conteneva un elenco di oltre 4000 soggetti i quali altro non erano che degli evasori fiscali residenti in Italia.
Ebbene, è proprio da questo momento che inizia l’incubo che oggi mi trovo costretto a vivere.
Ed infatti, tutto ha inizio nel 2017, allorquando a seguito del predetto evento il Caporaso ed il Menghi danno inizio al loro disegno persecutorio nei miei confronti
Nel 2017 il sottoscritto venne contattato da tale Alberto Menghi, figlio di Graziano Menghi. Premetto che, quest’ultimo era conosciuto dallo scrivente già dal 2013 quando ancora, minore di eta, mi rivolsi, appunto, al Graziano Menghi (quale sedicente mago) per risolvere questioni di carattere sentimentale.
Tuttavia, nel 2015 decisi di chiudere ogni rapporto con il Graziano Menghi, in quanto questi iniziò a propormi di assumere sostanze stupefacenti che lo stesso mi avrebbe fornito gratuitamente, nonché proponeva avances sessuali, offrendomi in cambio, a suo dire, una protezione satanica.
Tuttavia, all’epoca, decisi di non denunciare nulla, per vergogna, nonostante fosse stato diffuso in rete dal Menghi stesso un video dello stesso mentre praticava una sorta di rito sul Marzaduri, cosa che dimostra le avance a sfondo sessuale nei miei confronti, all’epoca ancora minorenne.
Come detto sopra Alberto Menghi, nel 2017, mi contatto senza una motivazione precisa almeno apparentemente .
(per inciso questi è conosciuto nell’ambito dell’operazione Titano della Procura di Rimini, relativa al narcotraffico)
Per questo motivo, conoscendo le dinamiche giustiziali a cui il Menghi Alberto era collegato, decisi di non intrattenere alcun rapporto.
Questa rottura dei rapporti fece infuriare il Menghi, il quale inizio a perseguitarmi, attraverso minacce di morte conclamate dall’invio di immagini contenenti armi ed esplosivi. Tali persecuzioni, tuttavia, continuarono anche attraverso minacce di morte nei confronti dei miei cari e mi ritrovai a dover far fronte a tali ingiustificate minacce di morte) per me, e per i miei cari, qualora non avessi assecondato le richieste del Menghi
Il predetto mi chiedeva continuamente somme di denaro e sosteneva gli servissero per acquistare stupefacenti al fine, poi, di rivenderli. Terrorizzato dalle continue minacce decisi di pagare; I pagamenti in questione avvenivano tramite ricariche effettuate sulla PostePay intestata alla madre Giulietti Giuliana (C.F. GLT GLN 58 H 67 Z 130 X Numero carta prrpagata 4023 6009 4754 3429), la quale, ovviamente, era a conoscenza del fatti.
Oltre alle richieste a carattere economico mi fu anche imposto di convincere tale Ombretta Lasi (a conoscenza di quanto fin qui illustrato, la quale aveva sporto querela nei confronti del Menghi per il reato di truffa) di rimettere la querela formalmente sporta, per giungere all’obiettivo, a detta del Menghi, di sabotare il processo Orbiene.
Si rileva altresì che sia il Menghi che i querelati hanno pubblicato vari post dal contenuto altamente diffamatorio su vari profili aperti sul social denominato “Facebook”; gli stessi hanno anche aperto vari siti web a mio nome divulgando informazioni assolutamente non veritiere e dal contenuto diffamatorio.
Per questa vicenda ho gia’ provveduto a sporgere querela presso l’ufficio denunce del tribunale di Napoli in data 15 gennaio 2021 , querela che si allega per doverosa conoscenza.

Inoltre a seguito di varie segnalazioni da parte dei miei contatti telefonici mi accorsi che il mio cellulare presentava dei problemi tanto da farmi sospettare che qualcuno lo gestisse al posto mio e quindi decisi di sottoporre il dispositivo ad una analisi forense compiuta da un esperto di parte, il dott. Stefano Antonio Amico, analista informatico forense iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Catania, al fine di identificare e cristallizzare evidenze digitali inerenti software di controllo remoto installato sul sistema.
Svolgendo tali difficoltose operazioni tecniche, l’esperto rinvenne la presenza del software di controllo remoto/teleassistenza TeamViewer nella sua versione Quick Support, 1 quale consente, in modalità presidiata e non, di operare sullo stesso senza l’intervento di colui che lo detiene fisicamente.
Egli concluse che, oltre a tale software, era stata riscontrata la presenza di un software malevolo e le configurazioni di sistema tali da impedire estrazioni forensi di tipo fisico.
Sottolineo che il Menghi ha continuato a diffamare il sottoscritto anche a causa dell’inasprimento dei rapporti stante la competizione lavorativa creatasi.
E difatti navigando in rete si trovano delle vere e proprie diffamazioni ma soprattutto persecuzioni delle quali il sottoscritto si ritrova vittima come si puo’ verificare nella querela allegata.
Ebbene, tutto ciò si ritiene che oltre che diffamatorio il risultato di un ben definito disegno criminoso del Menghi, il quale perseguitandomi il tal modo ha minato la mia tranquillità psichica facendomi concretamente temere per la mia incolumità e di coloro che mi circondano, integrando pienamente gli estremi del reato di stalking.
Il tutto appare ingiusto dal punto di vista umano, ma soprattutto lesivo dei diritti costituzionalmente garantiti. È, nondimeno, compito del nostro ordinamento tutelare l’immagine di ogni singolo cittadino, quale portatore di diritti costituzionalmente garantiti (a dimostrazione di ciò si allegano alla presente gli screen estratti dal social network, nonché le registrazioni delle telefonate infanganti). Alla luce di tale relazione e verificando numerosi dati presenti sul mio cellulare, tra cui files audio video e immagini, ho potuto constatare che
effettivamente il mio dispositivo veniva gestito completamente da altre persone che
entravano in contatto con clienti e persone a me vicine tramite e-mail, chiamato vocali e messaggistica, avendo appunto preso piena gestione del mio dispositivo.
Inizialmente credevo si trattasse di terzi ma in realtà scopro adesso in base a
ulteriori tentativi di intromissione riconducibili a Graziano Menghi aiutato dalla ex-segretaria dello scrivente Maria Teresa Farina, e ulteriori attacchi hacker perpetrati persino a carico del mio avvocato difensore di fiducia, Daniele Bertaggia del foro di Ferrara, documentati
nell’ulteriore perizia dott. Stefano Antonio Amico, analista informatico forense iscritto all’Albo dei Periti del Tribunale di Catania
La vicenda sopra esposta rientra nella categoria dei cosiddetti “Reati Informatici”,
ossia reati compiuti per mezzo o nei confronti di un sistema informatico, cioé un
personal computer, ovvero di un sistema telematico, cioè una rete di computers
Senza tediare ulteriormente la S.v. mi preme sottolineare come la norma va a disciplinare la lesione del domicilio informatico e secondo una tesi
avanzata in dottrina, il legislatore mirerebbe ad introdurre la figura del domicilio
informatico» inteso come un’espansione ideale dell’area di rispetto pertinente al
soggetto interessato.
Ciò che si vuole tutelare sarebbe quindi una sorta di privacy informatica, ancor prima di verificare se siano state attaccate l’integrità e la riservatezza dei dati.
L’accesso abusivo si concretizza non appena vengono superate le misure di sicurezza del sistema, infatti l’art. 615 ter c.p. punisce la semplice intrusione ancor prima di valutare l’ipotesi di danneggiamento o furto dei dati. Inoltre detta condotta viola la privacy accedendo in maniera illegittima al mio dispositivo e sostituendosi a me nelle conversazioni e nei rapporti con i miei contatti telefonici, disponendo in maniera illecita dei dati presenti sul mio dispositivo al fine di diffonderli ed utilizzarli senza il mio consenso.
Controllare il telefono altrui non solo incide sul bene primario
di autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane, ma è una
violazione del diritto di riservatezza”.
Accedere senza autorizzazione ad un dispositivo col fine di monitorare da remoto
senza disporre dell’accesso fisico al cellulare in questione e ottenere quindi il report
della attività dello smartphone e assolutamente illegale e lesivo della mia sfera
privata e personale, tanto da riflettersi in maniera negativa sui miei rapporti di lavoro
Inoltre tali condotte sembrerebbero rientrare nella fattispecie ex art. 617 c.p. “Chiunque, fraudolentemente prende cognizione di una comunicazione o di una
conversazione, telefoniche o telegrafiche, tra altre persone o comunque a lui non
dirette, ovvero le interrompe o le impedisce è punito con la reclusione da sei mesi a
quattro anni.
Oltre al Menghi mi preme evidenziare il ruolo della Di Roberto le cui diffamazioni vengono diffuse anche e soprattutto sulla sua pagina Facebook (cfr. https://www.facebook.com/violenzapsicologicailaria/) laddove vengono perpetrate delle vere e proprie offese all’onore ed alla reputazione
dello scrivente.
Pertanto se ne chiede l’intervento delle autorità competenti affinché provvedano ad oscurarne il contenuto.
Altrettanto espressamente si chiede, per la tutela dello scrivente, che venga disposto
Oscuramento del sito https://www.marcomarzadurifalsopsicologo.com

La motivazione per il quale il Graziano Menghi mi perseguita, oltre che per sadismo, è ” motivata ” dal fatto che il sottoscritto MARZADURI Marco Roberto Maria, è presidente e legale rappresentante della Cornelio LTD, società inglese operante nel mercato online e ASSOLUTA TITOLARE del marchio REGISTRATO n. 302019000074798 MOLOCH (classi 41, 44 e 45).
Orbene, la Cornelio Ltd opera, ormai da oltre un decennio, nel settore dei servizi dediti all’assistenza psicologica, spirituale nonché nell’ambito della consulenza astrologica ed esoterica. Tali pratiche vengono avanzate attraverso metodi innovativi ed originali che rendono unico nel genere il servizio reso, con ciò comportando una netta differenza rispetto agli altri concorrenti presenti sul mercato. Ai fini di una maggiore tutela del settore, ma soprattutto della professionalità, la Cornelio Ltd ha deciso di avanzare la richiesta con ESITO POSITIVO di registrazione del marchio “Moloch”, come sopra rappresentato.
Pertanto, ottenuta la registrazione del marchio è diritto del proprietario tutelarne l’identità e la genuinità, soprattutto evitando che altri possano farne utilizzo, ma soprattutto che altri possano godere di un vantaggio che nulla ha a che fare con le loro pratiche. Da ultimo la Cornelio ha intrapreso diverse azioni volte a tutelare il proprio marchio, risultando tutte le volte vittoriosa in tale intento.
La presente ha lo scopo di denunciare la contraffazione del predetto marchio ad opera di tale Graziano Menghi, il quale, peraltro, è stato in diverse occasioni denunciato dal Marzaduri, anche per il reato di diffamazione. A tal proposito si allegano alla presente le precedenti querele al fine di rendere edotta la S.V.Ill.ma della personalità del querelato.
Innazitutto, si consideri che l’art. 20 del Codice delle proprietà intellettuali prevede la possibilità per il titolare del marchio di opporsi alla vendita, alla pubblicità ed all’offerta del prodotto da parte dei soggetti non autorizzati, consentendo allo stesso di ottenere da chi viola tali disposizioni anche un risarcimento quale ristoro dei danni subiti dalla lesione del diritto legalmente riconosciuto. Stesse sorti valgono per chi tragga in inganno un soggetto, sfruttando un marchio noto per avere dei vantaggi e pertanto a chi pone in essere una sleale concorrenza, ed anche in quest’ultimo caso è previsto un risarcimento del danno ex art. 2600 c.c.
Ma le violazioni non si arrestano all’ambito civilistico e pertanto non restano nel solo alveo economico. Ed infatti, la continuazione dell’utilizzo del marchio da parte di chi non ne è titolare finirebbe per perpetrare una concorrenza illecita, posto che permetterebbe ad altri di usare un marchio altrui, senza che il titolare ne abbia dato il consenso. Nell’ambito delle concorrenze illecite si ricordi che il nostro ordinamento dà la possibilità alla persona offesa (da individuarsi in questo caso nel titolare del marchio) di procedere attraverso formale querela. Ebbene, l’art. 513 c.p. prevede che l’utilizzo di mezzi fraudolenti per impedire o turbare l’esercizio di un’attività costituisca reato; ma ancor più nel caso in cui si ravvisino atti di violenza o minaccia nell’esercitare la concorrenza ciò è penalmente punito ex art. 513 bis c.p.
Ed infatti, il Menghi continua nell’utilizzo del marchio “Moloch” con diversi nomi a dominio, i quali sono: moloch.xyz Sciamano.net molock.eu menghi.eu grazianomenghi.eu alexanderparapsicologo.com.
E pertanto, il perpetrarsi di attività potrebbe sfociare in non poche conseguenze.
Infine, si ritiene che il foro competente sia Milano, in quanto costante giurisprudenza sostiene che il foro si identifica nel luogo nel quale si sono prodotti gli effetti pregiudizievoli della condotta in esame (Cass., Sez. Unite, n. 2700/2013).
È per tutti questi motivi che si chiede alla S.V.Ill.ma che voglia immediatamente procedere alla tutela del marchio Moloch.
Pertanto, alla luce di quanto sin qui esposto il sottoscritto MARZADURI Marco Roberto Maria, quale presidente e legale rappresentante della Cornelio LTD,
SPORGE FORMALE QUERELA
Con istanza di punizione nei confronti del Sig. Menghi Graziano per il reato di cui all’art. 513 c.p. e per tutti quei reati che dovessero emergere nel corso delle indagini con riferimento al fatto suesposto.Il tutto coadiuvato dal Brusutti, Bravo, Friuli per le seguenti ragioni criminose a prova del disegno persecutorio, Lo scrivente, operante nel mondo del counseling, ipnositerapia e sicurezza informatica, ha visto riconosciuta la propria professionalità attraverso l’apprezzamento della clientela. La propria competenza e le proprie qualifiche lo hanno condotto, nel tempo, ad assumere sempre maggiori impegni, tanto da riuscire ad operare in un ambito che può certamente definirsi di leader assoluta, soprattutto nelle consulenze online. Da tempo, stante l’apprezzamento della clientela, la stessa ha deciso, anche per riconoscere maggiore credibilità al proprio operato di avanzare il riconoscimento del marchio LEGAMENTI D’AMORE, il quale risulta registrato in Italia e contrassegnato dal n. 302019000049689. Ebbene, a fronte del suddetto riconoscimento anche legale è del tutto consequenziale che l’operatività del suddetto marchio deve essere ESCLUSIVAMENTE RIFERIBILE alla Cornelio LTD e lo stesso riconoscimento deve operare come segno distintivo dei servizi resi a fronte della soddisfazione, come detto, della clientela, nonché della professionalità che alla stessa si riserva.
Ebbene, è proprio tale avanzato raggiungimento di importante obiettivo che segna l’inizio delle persecuzioni di cui il Marzaduri è oggi vittima.
Difatti, il riconoscimento del predetto marchio ha limitato l’utilizzo dello stesso da parte di diversi soggetti, i quali, tuttavia, non riconoscendo la forza legale del sigillo del registro dei marchi ha comportato una serie di eventi spiacevoli e persecutori nei confronti dell’odierno querelante.
Dal riconoscimento del marchio “legamenti d’amore” nasce il contrasto con tale Collavino Brusutti Diego, il quale – venutone a conoscenza – prontamente contatta il Marzaduri a mezzo mail al fine di chiedere la cessione del predetto marchio. Ma il tenore della predetta mail, oltre che pretestuoso, è velatamente estorsivo. Velatamente estorsivo, perché dalla rinuncia del Dott. Marzaduri di cedere il predetto marchio hanno inizio una serie di diffamazioni ed eventi che hanno oggi comportato all’odierno querelante uno stato di ansia e soggezione psicologica, anche con precipuo riferimento alle diverse azioni giudiziarie che il Collavino Brusutti ha intrapreso nei confronti del Marzaduri.
Dal rifiuto del sig. Marzaduri di cedere l’utilizzo (o comunque condividere l’utilizzo) del marchio “legamenti d’amore” con il Collavino Brusutti iniziano, come detto, una serie di spiacevoli eventi. E segnatamente, sul web iniziano a rinvenirsi in uno la presenza di un sito denominato www.marcomarzadurifalsopsicologo.org; in secondo luogo articoli web recanti il titolo “Marco Marzaduri falso psicologo”; ed ancora “le truffe dello studio esoterico Cornelio” con in esse contenuta anche la foto del Dott Marzaduri. Ebbene, appare di lapalissiana evidenza che le predette condotte integrino in modo certo ed inequivoco una diffamazione prevista e punita dal nostro sistema penale.
Ma le condotte del Collavino Brusutti non si fermano a questo, anzi oltrepassano il limite del tollerabile e riversano anche con vere e proprie azioni giudiziarie atte ad aumentare lo stato d’ansia del Marzaduri.
Appare, certamente, di stana comprensione l’ultima delle azioni intraprese dallo stesso volta ad ottenere la nullità del marchio “legamenti d’amore”. Ed infatti, davvero non si comprende come un soggetto che fino a poco tempo prima avrebbe voluto ottenere la concessione dell’utilizzo del marchio da parte del reale proprietario, oggi pretenda che lo stesso venga annullato. Ma la persecuzione giudiziaria in tal senso si estrinseca anche con la circostanza che il Collavino Brusutti non sia proprietario di ALCUN MARCHIO tra le classi legamenti d’amore.
Ma si ritiene che tutto ciò sia oggetto di un più ampio disegno criminoso perpetrato con la partecipazione di diversi soggetti che intendono denigrare e sopraffare l’immagine professionale del Marzaduri, il quale con tanto sforzo e competenza si è affermato nel campo.
Ed ancora, ai fini di una corretta comprensione del vasto disegno criminoso perpetrato ai danni del Marzaduri occorre precisare che lo stesso ha già inteso sporgere formale querela per uso improprio di un marchio di cui lo stesso è proprietario, ovvero legamenti d’amore, posto che fintanto che non vi è pronuncia in tal senso, il marchio “legamenti d’amore” è di proprietà del Marzaduri che ha il diritto di utilizzarlo in via esclusiva. Ed è proprio questo il punto pregnante della questione: consapevole di ciò il Collavino Brusutti ha dapprima cercato di inbuonirsi il Marzaduri chiedendone l’utilizzo, per poi, segnatamente, avviare delle azioni giudiziarie, proprio per ostacolarne l’utilizzo, pur consapevole del fatto che il marchio fosse stato già registrato e riconosciuto. Ed è proprio in tale contesto che si insinua la estorsione, da intendersi quale minaccia di un male futuro nel caso di mancata concessione di un beneficio. Ed in questo caso il male futuro, oltre che ad estrinsecarsi in diffamazioni si è estrinsecato in una persecuzione giudiziaria che vede il Marzadur vittima del più ampio disegno criminoso del Collavino Brusutti.
A tal riguardo, appare palese il coinvolgimento di altri nella perpetrazione della persecuzione e della diffamazione: basti pensare che gran parte dei link e delle pagine web sopra menzionate, ricondivise dal sito ismaell in uso al Collavino Brusutti, coinvolgono anche altri soggetti e segnatamente il Menghi e la Di Roberto.
Per una maggiore comprensione della predetta affermazione occorre precisare che il Marzaduri ha inteso sporgere querela per diffamazione anche nei confronti dei poc’anzi citati soggetti, i quali si sono resi partecipi a vario titolo di diffamazioni nei confronti dello stesso; ma soprattutto la condivisione delle informazioni diffamatorie nei confronti del Marzaduri perpetrate e provenienti dal sito ismaell sono fatte proprie dal duo Menghi/Di Roberto, i quali ne fanno ampia diffusione sui social.
Quanto alla prova certa della diffamazione si rende noto allo Spett.le Ufficio che si è proceduto a redigere copia forense dei contenuti diffamatori e perizia informatica atte a cristallizzare, descrivere ed autenticare in chiave forense il sito ismaell.net. Documenti che qui si intendono integralmente richiamati.
Che senza dubbio si tratti di diffamazione è confermato dallo stesso tenore letterale della norma, art. 595 c.p. che espressamente punisce chiunque offenda l’altrui reputazione, che lo stesso reato sia aggravato nelle forme di cui al comma 2 e 3 è dato dal fatto che gli stessi oltre ad attribuire un determinato fatto al Marzaduri (falso psicologo) rendano le offese pubbliche con ogni mezzo atto a darne pubblicità (internet, link, social), così come ribadito dalla giurisprudenza che ha inteso precisare che l’offesa effettuata attraverso il social network “facebook” integra la fattispecie aggravata, rientrando il social nell’alveo del “qualsiasi altro mezzo di pubblicità” (n. 4873/2017).
Ed ancora che si tratti di un’estorsione ex art. 629 c.p., seppur tentata, è data dal fatto che il Collavino Brusutti abbia inizialmente cercato di ottenere l’utilizzo del marchio, salvo poi far intendere che in caso di rifiuto avrebbe trovato un modo per procurare un danno al Marzaduri.
Ed ancora che vi si ravvisi il reato di cui all’art. 612 bis c.p., ovvero di atti persecutori è del tutto consequenziale e logico per tutto quanto descritto. Appare, però corretto evidenziare che lo stesso reato si esplica in due diverse accezioni: atti persecutori rebus sic stantibus poiché in ogni parte di rete vi si trova un elemento diffamatorio verso il Marzaduri, con ciò comportandosi uno stato di ansia non indifferente, tanto da privare lo stesso di accedere alla rete in modo tranquillo e senza ansie. Ed ancora in accezione di stalking giudiziario stanti le azioni avanzate dal Collavino Brussutti volte a creare nocumento al Marzaduri, tentando lo stesso di adire le vie legali, seppur non ne abbia le qualifiche per poterlo fare (si pensi alla nullità del marchio, per la quale lo stesso non ha alcun interesse, non essendo proprietario di alcun marchio).
Che possa integrarsi un più ampio disegno criminoso comprendente anche altri soggetti, quali il Menghi e la Di Roberto, per i quali si avanza uguale istanza di punizione con la presente, è dato dal fatto che i predetti, quali sostenitori della “teoria Brusutti”, continuamente condividano gli elementi diffamatori, così diventandone anche loro autori.
Pertanto, il Marzaduri può dirsi certamente leso e perseguitato dalle suddette condotte.
Integrando alla presente le diffide di cui si è detto, al fine di definire un quadro maggiormente completo ed esaustivo della situazione, si richiede l’immediato intervento delle autorità a ciò preposte affinchè vengano possano essere prese le dovute misure a tutela del Marzaduri.
È per tutti questi motivi che la CORNELIO LTD nella persona del proprio rappresentate DOTT. MARZADURI MARCO ROBERTO MARIA intende sporgere formale querela per chiedere, pertanto, l’intervento delle autorità
. (in virtù dell’espressione ivi inserita secondo la quale la diffamazione è aggravata se compiuta con “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”; se la condotta dell’autore inequivocabilmente individuato è offensiva dell’altrui reputazione ed esplica i suoi effetti mediante strumenti di comunicazione c.d. aperti, ossia accessibili a chiunque, senza particolare formalitā. Sul punto, la giurisprudenza e la dottrina hanno sostanzialmente raggiunto un orientamento, consolidato nei suoi tratti essenziali, secondo il quale internet, intesa in senso lato, rappresenta un sistema di divulgazione delle informazioni veicolate che consente l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 595, comma 3, c.p.,

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